L'innovazione «aperta» spinge la manifattura 2.0

Ilaria Vesentini - Sole 24 Ore

Confindustria stravolge l'approccio al cambiamento e avvia community per condividere saperi trasversali «La genesi dell'innovazione è più facile in un ambiente meno gerarchico. Per questo è fondamentale uscire dagli schemi precostituiti, dai compartimenti stagni tra professioni, specializzazioni e settori. È sulla contaminazione di saperi che dobbiamo puntare». Il concetto di open innovation è qui, nelle parole di Marco Baccanti, presidente della commissione Ricerca di Confindustria Emilia-Romagna e amministratore unico di Cerr, Confindustria Emilia-Romagna Ricerca, nuovo servizio interassociativo creato dalle associazioni territoriali per fungere da trait d'union tra mondo della ricerca e sistema imprenditoriale.

Ed è in nome dell'open innovation che è nata un paio di mesi fa "People Resolve community", la comunità web di Cerr, assieme a Reggio Emilia Innovazione e Fondazione Democenter-Sipe, che conta già 130 tra imprenditori, manager e ricercatori iscritti con il solo obiettivo di confrontarsi e mescolare carte e competenze «perché coloro che condividono moltiplicano» recita un logo sul sito web. Un'iniziativa sperimentale, che il mese scorso ha avuto il suo battesimo a Bologna con un incontro-confronto fisico tra gli aderenti, su temi di frontiera come smart cities, augmented reality, value addedd manufacturing. Per imparare a collaborare con persone esterne ed estranee al business aziendale, cogliendo dalla trasversalità di settori e saperi gli spunti per innescare nuove idee da disseminare poi nelle fabbriche e nei luoghi di ricerca. Ad affiancarli c'erano guru internazionali dell'innovazione, come Martin Curley, vicepresidente di Intel Lab e senior principal engineer di Intel Corporation, che ha ripetuto più volte agli industriali emiliani di «non innamorarsi mai di una tecnologia, ma di un modello di business»; e c'era l'economista Piero Formica, sostenitore di una «immaginazione più importante del sapere».
Concetti insoliti per l'industria e l'imprenditore, ma arma sempre più affilata per ottenere valore aggiunto sui mercati. «Oggi ci vuole gente "borderline" nelle aziende, che le alimenti di pensiero destrutturato e non algoritmico, che lavori per associazioni di idee. Il problema diventa il marketing interno delle idee innovative verso le tradizionali posizioni di vertice, perché l'innovazione non è ancora nel Dna delle nostre aziende ma solo sulle loro bocche», raccontano gli scout di tecnologie presenti all'evento bolognese, figure che le imprese stanno iniziando a introdurre e che giocano un ruolo chiave di coordinatori, dentro le fabbriche, capaci di dialogare con tutti gli specialisti per capire chi mettere in contatto con chi, la portata di nuove tecnologie e la loro replicabilità su scala industriale. «Più un'azienda è grande, più strutturate sono le sue procedure e questo frena la nascita di fermenti innovativi, che invece pullulano nelle piccole realtà della filiera e nei giovani. Il nostro compito di big - afferma Lucia Chierchia, Open innovation manager di Electrolux Italia - è dialogare con loro e dare gambe a quelle idee, avendo risorse economiche e competenze per capirne l'innovatività e la traducibilità in business».

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Fonte:

Ilaria Visentini - Sole 24 Ore Rapporti24 Territori - 11-GIU-2013 - Pag. 5
Dir. Resp.: Roberto Napoletano

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